Società

Appello al cielo

Molte persone in buona fede non si rendono minimamente conto di come le restrizioni introdotte in Italia e in molti altri paesi occidentali dai governi in nome dell’emergenza sanitaria da un anno a questa parte abbiano aperto nei sistemi liberaldemocratici delle brecce enormi che non sarà facile colmare. Queste persone argomentano con quello che ad esse pare buonsenso, chiedendo di allentare il confinamento e le chiusure perché non sono efficaci per frenare i contagi (e infatti non lo sono) o perché creano dei danni enormi all’economia, alla cultura e all’istruzione (e senza dubbio li creano), ma continuano a credere che sia possibile tornare rapidamente alla normalità della vita sociale, magari con l’ausilio di una massiccia campagna vaccinale. Ma quando si è acconsentito senza battere ciglio, in nome di una presunta “guerra” ad un virus, ad una delega di poteri praticamente illimitata e fuori da ogni limite costituzionale ad un governo e ad un comitato scientifico; quando si è accettato supinamente che per risolvere un problema sanitario si possano negare a tempo indefinito la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di impresa, la libertà di riunione, persino il diritto di proprietà (accesso alle proprie case) e la libertà di culto; quando non si è obiettato niente all’imposizione per mesi e mesi del coprifuoco in tempo di pace; quando si è assimilato senza apparenti traumi il fatto che socialità privata e mobilitazione civile fossero definiti e vietati col termine “assembramento”, tipico dei regimi dittatoriali; quando si è disposti ad accettare in nome della presunta salute pubblica l’imposizione per legge di vaccini sperimentali e/o la discriminazione e violazione della privacy per chi rifiuta quel trattamento sanitario – quando accade tutto questo vuol dire che sono letteralmente collassati tutti gli argini al dispotismo, gli anticorpi contro l’invadenza incontrollata del potere politico nella vita individuale e collettiva.

Una volta travolti questi limiti, si potrà mai tornare indietro come se niente fosse successo?

No. I poteri che in questo anno hanno esercitato indisturbati sulle società un livello di coercizione mai raggiunto da più di un secolo nemmeno in tempo di (vera) guerra continueranno a pretendere di esercitarlo fino a quando le suddette società non glielo proibiranno, ribadendo in forme più stringenti che esistono sfere di libertà e autonomia mai comprimibili per nessun motivo.

Se abbiamo accettato che basta un certo numero di casi di una malattia virale anche a basso tasso di letalità o un certo grado di occupazione dei reparti ospedalieri per autorizzare i pubblici poteri a impedirci di uscire di casa o di ospitare chi vogliamo, a chiudere scuole e università, a impedirci di viaggiare, a chiudere bar, ristoranti, palestre, negozi, musei, siamo davvero così ingenui da non sapere che da ora in poi, anche quando fosse dichiarata conclusa questa presunta “emergenza” (e saranno loro a decidere quando e perché) quei poteri non utilizzeranno qualsiasi pretesto – dalle influenze stagionali alle più varie minacce ambientali o crisi economiche – per affermare che la limitazione o soppressione delle nostre libertà rappresenta uno strumento necessario per salvare vite, assicurare l’ordine sociale, garantire il futuro delle prossime generazioni? In nome della presunta emergenza climatica, del resto, ci stavano già provando prima che arrivasse il Covid a offrire loro un “provvidenziale” strumento.

Non ci illudiamo. Le garanzie della libertà ci verranno restituite, forse, solo quando i popoli ricorreranno, o si mostreranno fermamente disposti a ricorrere, a quello che John Locke chiamava l'”appello al cielo”, cioè la rivoluzione e l’abbattimento dei poteri illegittimi. E ciò avverrà, a sua volta, soltanto quando la libertà dalla coercizione, cioè la unica dignità possibile per ogni individuo razionale, tornerà ad essere considerata, nel sentire comune di quei popoli, il principio primario, prevalente su ogni altro, da difendere ad ogni costo e senza condizioni. Un sentimento che purtroppo oggi, nelle società dove le istituzioni liberaldemocratiche sono nate e si sono sviluppate, appare enormemente infiacchito, se non estinto. Tanto che, con la parziale eccezione degli Stati Uniti, dove l’orgogliosa ribellione alle restrizioni sembra ancora viva e forte, molti paesi autoritari o semi-autoritari sembrano assicurare ai loro sudditi una vita molto più libera di quella attualmente a disposizione dei cittadini delle nostre società che si autodefiniscono ancora, ma molto presuntuosamente, libere.

Prof. Eugenio Capozzi

Illustrazione di copertina: Brian Stauffer

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