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India: la protesta invisibile

È stato il più grande sciopero della storia umana quello che si è tenuto pochi giorni fa in India e che è culminato con un’immensa marcia su Dehli lo scorso 26 novembre: una data significativa, non casuale, in quanto coincide con l’anniversario della Costituzione indiana, ora più che mai minacciata dalle recenti leggi approvate che fanno il gioco delle multinazionali e che potrebbero segnare definitivamente il destino dei piccoli produttori agricoli locali.

250 milioni di contadini ai quali si sono aggiunte le maggiori organizzazioni di altri settori, associazioni per i diritti dei lavoratori, piccoli produttori, impiegati bancari, studenti e altre minoranze. Un numero impressionante ed eterogeneo di persone unite dalla disperazione e non dalle ideologie. Persone preoccupate per un futuro che si preannuncia disastroso.

Persone invisibili per i media mainstream.

Lo sciopero, che tutt’ora continua con diversi presidi nelle principali strade di collegamento, avviene in un contesto generale molto simile a ciò che sta contemporaneamente accadendo in molti altri paesi nel mondo: le conseguenze al blocco Covid hanno innescato enormi disagi sociali con milioni di persone senza reddito e un drammatico aumento di fame e povertà. Accade in un paese dove il 70% delle famiglie dipende dal lavoro agricolo e dove i contadini sono 650 milioni, quasi la metà della popolazione.

E come affermato dalla dichiarazione della Bombay University and College Teachers’ Union, il rischio di perdere le condizioni minime di sostentamento ha fatto unire alla protesta molti altri settori industriali:

“Questo sciopero è contro la devastante crisi sanitaria ed economica scatenata dal COVID-19 e il blocco dei lavoratori del paese. Ciò è stato ulteriormente aggravato da una serie di legislazioni antipopolari sull’agricoltura e dal codice del lavoro emanati dal governo centrale. Insieme a queste misure, la politica educativa nazionale imposta alla nazione durante la pandemia causerà ulteriori danni irreparabili all’equità e all’accesso all’istruzione.”

Mentre la società civile è sospesa dalle limitazioni di natura “sanitaria” imposte dal governo, mentre il paese si trova ad affrontare una vera e propria recessione con un calo record del PIL e un tasso di disoccupazione senza precedenti, il parlamento ha approvato, senza alcuna consultazione preventiva, tre leggi che spalancano le porte alla grande distribuzione monopolistica e alla svendita delle terre ai grandi gruppi industriali.

Circa l’86% dei terreni coltivati in India è controllato da piccoli agricoltori che possiedono meno di 2 ettari di terra ciascuno. Questo progetto di liberalizzazione, oltre ad essere il preludio a un destino segnato, andrà a distruggere il sistema economico di protezione dei prezzi d’acquisto e dei salari senza il quale i contadini non avranno potere per trattare con le grandi società di distribuzione che facilmente potranno imporre le proprie condizioni.

Un ulteriore passo in avanti per il processo globale di spostamento di risorse dal basso verso l’alto a favore delle grandi corporation che stanno trovando nella pandemia e nella complicità dei governi un terreno fertile per raggiungere lo scopo.

Fiumi umani di manifestanti, sfruttando la frammentarietà geografica dovuta ai blocchi della pandemia, sono riusciti a disorientare e cogliere impreparate le forze dell’ordine; hanno affrontato cannoni d’acqua, lacrimogeni e cariche di manganelli. Nemmeno lo spauracchio della repressione li ha fermati o intimoriti e vogliono proseguire fino al raggiungimento dell’obiettivo, ovvero convincere il governo a ritirare le nuove riforme.

Ma come è possibile che la più grande protesta della storia sia stata quasi completamente ignorata dai media italiani?

Un evento di tale portata e importanza che ha unito milioni di persone dei più svariati strati sociali afferma l’enorme potenziale nella coesione delle persone e può rappresentare una grande ispirazione per i lavoratori e i piccoli imprenditori di tutto il mondo.

È come se ci fosse il timore di mostrare situazioni in cui si manifesta per difendere i propri diritti, sempre più calpestati con il pretesto della pandemia, soprattutto quando questi eventi sono difficilmente catalogabili dentro artificiose connotazioni “negazioniste” o “neofasciste”.

Meglio non stimolare nella gente la propria forza latente, meglio non ricordare che si può essere ancora persone e non pecore.

Per questo motivo non ne abbiamo sentito parlare in nessun TG, salvo qualche sintetico e superficiale trafiletto su alcuni quotidiani nazionali.

La Repubblica parla di alcune migliaia di dimostranti “armati di bastoni e sassi”: non una menzione alle reali dimensioni della manifestazione, alle centinaia di persone arrestate con l’accusa (scusa) dell’assembramento, a Navdeep Singh, il ragazzo che è saltato sul blindato della polizia per fermare il cannone ad acqua e che ora rischia l’ergastolo, e nemmeno alla minaccia di adibire gli stadi come prigioni a cielo aperto. Per questi giornalisti senza vergogna la cosa più importante è sottolineare che per il primo ministro le nuove misure porteranno “grandi vantaggi a milioni di contadini”.

La disinformazione dei media è ormai il fil rouge di questo periodo storico di transizione, un elemento fondamentale insieme alla destabilizzazione sociale per far sì che il processo totalitario di concentrazione della ricchezza si possa sempre più velocemente affermare.

E intanto in Italia, a proposito di agricoltura, il Governo è in procinto di emanare quattro decreti legislativi che di fatto introdurranno definitivamente la coltivazione degli OGM mettendo in serio rischio la nostra biodiversità e la produzione nazionale di qualità. Il tutto avviene senza alcun dibattito, grazie all’incessante opera di pressione delle lobby industriali, approfittando del momento attuale e dell’attenzione dell’opinione pubblica rivolta a ben altro.

Ma anche questo probabilmente i TG non ve l’hanno detto.

Mario Percudani

Foto: AP Photo/Altaf Qadri

In copertina: primo piano di un contadino manifestante di 87 anni

Fonti:

https://www.ndtv.com/india-news/farmer-protest-hero-who-shut-water-cannon-charged-with-attempt-to-murder-2331248

https://www.repubblica.it/esteri/2020/12/09/news/india_al_vaglio_emendamenti_alla_riforma_agricola_per_placare_le_proteste-277613742/

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