Cultura,  Società

La collina dei suicidi

Saipan, arcipelago delle Marianne, 15 Giugno / 9 Luglio 1944, Guerra del Pacifico, WW2.

La propaganda Giapponese aveva fatto credere negli anni alla popolazione assurdità irripetibili sull’occidente e in particolare sui soldati Americani che avrebbero fatto scempio dei loro corpi, sia da vivi che da morti. Una narrazione che facendo leva sulle tradizioni millenarie di un popolo storicamente xenofobo e isolazionista ha totalmente manipolato i suoi cittadini portandoli al suicidio collettivo, nel rispetto di un antico codice samurai, il Bushido, rispolverato e rinvigorito per spingere la popolazione tutta alla resistenza a oltranza, militari e civili, uomini donne bambini anziani. Ciò succedeva ovunque, nelle isole conquistate o facenti parte del territorio Giapponese, durante l’avanzata Americana nel Pacifico.

Ma l’episodio più eclatante fu Saipan. Circa 8000 civili si schiantarono sulle rocce, gettandosi da una scogliera pur di non cadere prigionieri dei soldati americani, convinti che questi avrebbero commesso incredibili atrocità nei loro confronti. Ci sono fotografie e spezzoni di filmati in cui si vedono persone in abiti civili di qualsiasi età, madri con i figli in braccio che in preda al terrore indotto dalla manipolazione di un regime criminale e sanguinario si gettano nel vuoto trovando una morte atroce quanto inutile, sotto lo sguardo impotente dei soldati americani.

Il neonato della fotografia, trovato durante la giornata del 9 Luglio, fu trattato, secondo i racconti di guerra, con l’affetto più paterno. Egli e pochi altri erano superstiti a un numero di morti impressionanti: oltre 55 mila persone suicidate

Su quella scogliera ora esiste un Monumento a peritura Memoria, il che suona un pò ridicolo.

Dove può spingersi il fanatismo delle masse attraverso un condizionamento psicologico? Non c’è una misura temporale che possa mettere al riparo l’umanità dal commettere gli stessi errori, lo stiamo vivendo ora, sulla nostra pelle.
Le differenze riguardano solo il contesto o gli argomenti specifici, non le modalità. Ma pare sia sufficiente a cancellare la memoria del passato, anche di quello recente. Fino a qualche mese fa potevamo osservare le stesse immagini di donne giapponesi gettarsi da una scogliera e morire nello schianto, increduli di come fosse possibile arrivare ad un così tragico livello di allontanamento collettivo dalla realtà delle cose. Ma ora?
Molti di quelli che si sono inorriditi per questi episodi del passato, ora invocano censure, restrizioni, punizioni estreme, spingendosi fino ad evocare la morte nei confronti di una fascia di popolazione che non la pensa come loro. Teoricamente parlando noi non siamo in guerra con nessuno, eppure i toni sono da propaganda Giapponese nel periodo più buio della loro storia recente.

Come potremo ancora definirci civiltà evoluta quando una parte, potendo farlo, eliminerebbe volentieri l’atra parte in dissenso con essa. Che differenza c’è nei fatti tra un generale giapponese che a Saipan incita una donna con il proprio figlio al suicidio e l’ostinata persecuzione attraverso i media di “non politici”, “non giornalisti”, “non scienziati” che aizzano le persone le une contro le altre. Per quanto riguarda le motivazioni, ne parleremo in un altro momento.

Vorrei porre l’attenzione sulla deriva morale che fa parte della natura umana: ogni qualvolta un’entità che ne ha il potere riesce a condizionare la massa essa si comporta sempre allo stesso modo, con cieca violenza, usando gli strumenti che ha a disposizione in quel dato momento storico.

Nel nostro caso le persone manipolate dalla narrazione mediatica in corso da Marzo 2020 sono paragonabili alla donna che si getta dalla rupe. Il che è inquietante se si pensa che quella folle determinazione non verrà indirizzata solo su se stessa come oggetto di sperimentazione, ma soprattutto contro gli altri. Quelli a cui tocca il ruolo storico di Capro Espiatorio.

Ebbene è il nostro momento. La storia ci chiama ad un arduo compito, unici testimoni coscienti di un oligarchico delirio di onnipotenza, mascherato come preoccupazione per la salute pubblica, per cui non ha nessun vero interesse, se non in chiave consumistica.

Siamo pronti a scrivere questa nuova pagina di atrocità? Siamo pronti a rispondere a tono ai generali di oggi che ci vogliono rovinare la salute con la scusa di salvaguardarla? Siamo pronti a lottare contro questa menzogna infame? Siamo pronti a sporcarci le mani con il sangue?

Perché più andremo avanti con questa storia e più dovremo fare i conti non solo con la violenza verbale, ma con la violenza fisica. Prepariamoci al peggio, augurandoci che non succeda, ma essendo pronti a reagire.

Paolo Botteschi

Foto di copertina: Elle Hanley

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *