Società

Oscurantismo scientifico e psicologia del vaccinista

Se c’è un vero faro che ha aiutato molti – come il sottoscritto – a orientarsi in questi due anni di frode universale, di depistaggio cognitivo, di manipolazione di massa, questo è stato la psicologia, con le sue molteplici propaggini e sorelle, dalla psicologia sociale alla psicanalisi, dall’epistemologia all’antropologia, dalla filosofia alla sociologia.

Ciò che questa pandemia ha proposto è qualcosa di inedito nella storia del pensiero, qualcosa che sarebbe affascinante studiare, proprio per la sua incredibile mostruosità, se non fosse che è pienamente in corso ed è responsabile dell’attuale disastro che ci tocca nel vivo.

Questo fenomeno potrebbe essere definito come una sorta di “oscurantismo scientifico”. Ossia l’unione di due modelli storicamente, semanticamente, logicamente inconciliabili fra loro. Ebbene, questa psico-info-pandemia le ha conciliate.

Se in passato, infatti, l’oscurantismo rappresentava quell’approccio reazionario volto a nascondere, ostacolare, distruggere delle nuove verità che andavano a riformulare il mondo, -e quindi in antitesi con la scienza-, oggi, per la prima volta, abbiamo una “scienza” che si propone di osteggiare, nascondere, silenziare, distruggere, tutte quelle verità che si contrappongono al suo dogma. La scienza ha preso il posto della religione come istanza sociale. Le persone sviluppano un rapporto con la scienza identico a quello che il fedele aveva con la Chiesa nel medioevo.

La scienza si dota di un suo Clero e di un tribunale dell’Inquisizione. Le persone vi aderiscono in massa per conformismo, dando per certo che ciò che essa promulga sia il vero. Nessuno deve osare contraddirla. Chi non vuole aderirvi è un eretico e va escluso dalla collettività, a prescindere dai suoi argomenti.

L’individuo non realizza più l’originale missione della scienza, ossia estendere le conoscenze a tutti attraverso l’interazione intellettuale del singolo, ma la scienza lo fornisce di bollettini ufficiali di verità impenetrabili, usufruibili siffatti e solo previo assoggettamento, modificabili e rivedibili solo da certi funzionari autorizzati e non da altri.

E perché non dovrebbe essere così? Nel medioevo il Clero garantiva, tanto al povero disgraziato quanto al Re, un’intermediazione affaristica con Dio. La salute, la prosperità, la fortuna, e la vita ultraterrena dipendevano interamente dal rapporto che l’individuo instaurava con la Chiesa.

Allo stesso modo oggi, in una società completamente votata alla preservazione del corpo come unico orizzonte psicologico, l’individuo si rivolge alla scienza per assicurarsi, di nuovo, salute, prosperità, fortuna, sicurezza, vita illimitata.

La scienza ha sbaragliato la religione perché offre quegli stessi beni di allora, previa sì, l’obbedienza, ma addirittura senza chiedere in cambio particolari sacrifici, anzi, offrendo ebbrezze, divertimenti, opulenza. Come resistere ad un nuovo Dio che offre ogni bene senza chiedere in cambio sforzi di comportamento morali, fioretti quotidiani? Basterà sottomettersi intellettualmente, non certo un gran sacrificio, appunto, nella società dei Corpi, dell’orpello, della ricerca maniacale di popolarità.

A livello gnostico, non stupisce quindi l’accostamento tra demonismo e scienza. Satana offre a Cristo ogni regno e piacere in cambio della sua adorazione.

Non meno nel mito greco, ‘scienza’, uomo e divinità si intrecciano in sfide, contropartite, tentazioni, debacle.

Icaro, per esempio, vola troppo vicino al sole con ali incollate con la cera. Non si chiede come la cera permettesse che le ali fossero incollate, non si domanda perché non avrebbe dovuto avvicinarsi troppo al sole. Agisce senza interrogarsi, assecondando la “scienza” (Dedalo, il padre-inventore che glie le aveva costruite). Se si fosse interrogato in prima persona sulla natura della cera, egli stesso avrebbe concluso che avvicinarsi al Sole era pericoloso perché la cera è suscettibile al calore. Invece non se ne avvede. Perché dovrebbe farlo? La “scienza” gli ha dato un ordine, senza specificare il motivo, confidando che lui seguisse alla lettera ciò che gli aveva prescritto. Ma interviene ciò su cui la scienza nulla può: l’imponderabile. E lui cade nella tentazione, la cera si scioglie, precipita in mare e muore.

E’ più forte la natura o la scienza? Così riferiscono Eschilo nel Prometeo incatenato, e Sofocle, di rincalzo, nell’Antigone: l’aratro ferisce la terra, ma questa si ricompone dopo il suo passaggio. Allo stesso modo la nave fende la calma trasognata del mare, ma le acque si ricompongono. Perché la natura è sovrana.

Il vaccinista imperterrito è quindi, in definitiva, un individuo in cui la spinta verso la ragione e la spinta verso il suo occultamento si coniugano in un perverso intreccio dissociativo. Da un lato è convinto di aderire alla scienza e di essere nel giusto, dall’altro aderisce alla cappa di oscurantismo informativo sotto il cui culto il potere ha connesso il suo senso di sicurezza ai suoi ordini.

Lo psicologo Mordini ha spiegato molto bene che cosa avviene nella mente di chi ha ricorso a questo farmaco ed ora odia chi non ha fatto lo stesso. Perché si sente un eroe? Nessuno si sentirebbe un eroe ad assumere un’aspirina. Si sente così perché sa che quel farmaco è pericoloso, quindi la sua assunzione avrebbe una connotazione di coraggio. Allo stesso tempo è stato indottrinato a ritenere che il farmaco è innocuo.

Vive quindi una dissonanza paranoica che lo porta a credere simultaneamente a due cose in antitesi fra loro. Finché ci saranno altri in giro a dimostrare di essere ancora vivi e sani senza essersi piegati alla loro stessa credenza, li invidieranno e quindi li odieranno. L’invidia è la chiave di lettura. La ferita narcisistica prodotta dall’osservare altre persone che, a differenza loro, non hanno paura del virus, li scaglia in una identificazione proiettiva, che consiste nel cercare a tutti i costi di indurre l’altro a un proprio comportamento per rinforzare la scelta di averlo adottato pervaso da dei segreti dubbi.

In questo modo, se tutti avranno la loro stessa fobia, la loro personale paura sarà ridistribuita nella collettività, alleggerendo il carico nel singolo. Nella loro mente se un sano deve esistere, questo deve esserlo solo dietro assunzione del loro medesimo comportamento. Un sano “autarchico” non è tollerato.

Questo sentimento logorante aumenta la loro ansia nella misura in cui il diverso continua ad esistere, ma anche il disagio della crisi logica comportata dalla compresenza di fidelizzazione e presunta ragione scientifica.

Costoro usufruiscono del beneplacito collettivo, ma a fronte di una regressione quasi completa della forza intellettuale individuale, quindi dell’identità.

Ora, l’impressione disarmante e diabolica è che questo accoppiamento tra oscurantismo scientifico e psicosi collettiva non sia affatto un drammatico effetto collaterale del problema sanitario, ma un preciso e deliberato programma stabilito a tavolino da alcuni psicopatici ai piani alti, volto a riconfigurare il mondo.

Se così fosse, temo che per uscirne non basterà né una psicoanalisi su scala globale, né un’abrogazione del Clero scientifico.

Alex Tattoli

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Illustrazione di copertina: Davide Bonazzi

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