Politica,  Società

Quanto manca alla guerra totale?

Il sogno bagnato della Nato, quindi degli USA, è una riedizione della Seconda Guerra Mondiale, ovvero la Germania e tutto ciò che vi gravita attorno, compresa l’Italia, sparata contro la Russia.
Al momento però è ancora presto, anche se la mossa di Putin li costringerà a stringere i tempi.

Dopo due anni di pandemia ci sono tutte le condizioni per una corsa agli armamenti per superare la crisi di slancio.
La Germania ha già lanciato un piano da 100 miliardi per rimettere in piedi l’esercito; presto seguiranno gli altri.
Adesso appare anche più chiaro il motivo di tanta accondiscendenza da parte dell’aristocrazia industriale e delle mafie alle restrizioni pandemiche: dietro il paravento del virus c’era la volontà di creare le condizioni materiali e psicologiche per una guerra. Per i padroni del Ministero della Propaganda altresì detto Gruppo Gedi, gli Elkann-Agnelli, sarà un attimo riconvertire le linee adibite a mascherine alla produzione di pallottole e mezzi. Come nella migliore tradizione di famiglia, forniranno di nuovo strumenti di guerra al Regime.
Stessa cosa faranno gli altri.
L’economia di guerra è un usato garantito.
Draghi e Mattarella sono lì affinché anche l’Italia si inserisca correttamente nel solco della guerra e faccia la sua parte nella corsa al riarmo. In alternativa, come suggeriva Formigli per i vaccini, c’è l’uomo in divisa.
Probabilmente le prossime elezioni non si terranno.

Per quanto riguarda la carne da cannone, anche lì ci siamo quasi.
Hanno a disposizione interi battaglioni di giovani senza cultura, senza coscienza di sé, senza cognizione di causa, irreggimentati nelle scuole e nelle università adibite a moderni campus paramilitari, fascinati dalla guerra, Due tre anni di campagna russofobica a manetta, e anche loro vedranno la Russia come la videro i loro bisnonni, ovvero come l’Impero del Male.
Per i baltici, per i polacchi, per Cechi, per i tedeschi, sarà tutto molto più semplice, loro la russofobia hanno cominciato a coltivarla da decenni.

Passiamo ad analizzare la situazione.
Milioni di disoccupati da inserire nelle catene disposti a lavorare in qualsiasi condizione e a qualsiasi prezzo. Sindacati completamente asserviti. Controllo militare di tutti i mezzi di informazione. Censura feroce. Intimidazione delle voci dissonanti. Criminalizzazione del dissenso. Coprifuoco sdoganato. Lasciapassare sdoganato. Stato di polizia sdoganato. Confinamento sdoganato. Check point sdoganati. Militari messi a capo di strutture civili, sdoganato. Scuole, università, centri di ricerca, intellettuali, completamente proni al regime. Morte sociale dei dissidenti, sdoganata. Sistema di controllo delle masse, in fase di implementazione, così come il sistema di crediti sociali e la cancellazione del contante.

Il comando è saldamente nelle mani dei Cinque Occhi. Al di sotto vi sono la Nato e l’Unione europea, che poi non è altro che la facciata spendibile con l’opinione pubblica della Nato in Europa.
Quello che verrà fatto nei prossimi anni sarà portare al parossismo la russofobia, soprattutto nelle nuove generazioni, attraverso media, social, videogiochi e serie TV. Poi ovviamente ci sarà la fase di riarmo generale. Si stringeranno progressivamente e in maniera capillare le maglie della censura, della repressione e del controllo di massa. Le linee guida delle leggi più liberticide verranno tracciate in sede europea (vedi Green Pass) e poi implementate in maniera più o meno restrittiva dai singoli Paesi membri. Lo schema delle norme pandemiche rende un’idea di quali saranno i Paesi caratterizzati dalle regole più stringenti.
Il dissenso non sarà tollerato in nessuna forma.
I due mondi diverranno sempre più impenetrabili, la crisi morderà duro, la corsa alle armi sarà vista come l’unico modo per impedire il collasso. La colpa della crisi verrà interamente addossata sulla Russia. Appena possibile la Cina farà “tornare a casa” Taiwan.

I pretesti potrebbero essere singoli o molteplici: la necessità da parte russa di rifornire Kalinigrad, un incidente con la Polonia o i baltici…
Putin sapeva da tempo che la guerra fosse inevitabile e che l’Occidente avrebbe usato l’Ucraina come un cuneo per penetrare a fondo nel territorio della Federazione. Pertanto ha agito d’anticipo.
Non sta distruggendo città e infrastrutture perché intende tenerle.
Dal momento dell’inizio della cosiddetta “Operazione speciale” si è innescato un conto alla rovescia verso il conflitto su larga scala.
Quando la Nato riterrà che l’Europa sia pronta, si darà il via alle danze.

Giorgio Bianchi

SEGUICI SU TELEGRAM

Illustrazione di copertina: Pawel Kuczynski

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *