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Stato eccezionale veramente

Ma davvero qualcuno si era illuso che il governo, dopo la consultazione della sua comunità scientifica di riferimento, non avrebbe prolungato lo stato di emergenza fino al 31 marzo, prorogando anche la struttura del Commissario straordinario e il Comitato tecnico-scientifico, dopo che dal  sei dicembre è entrato in vigore un nuovo stato di diritto, in cui i cittadini non sono eguali davanti alla legge, ma acquisiscono i diritti a punti tramite l’obbedienza?

Non solo: vengono estese alla primavera anche le norme sul green pass e sul green pass rafforzato in zona bianca, facendo scattare, come previsto, anche l’obbligo di vaccinarsi per le forze dell’ordine, militari, personale scolastico e sanitario, compresi i lavoratori delle residenze per anziani, così, ad esempio, un poliziotto che non completi il ciclo vaccinale, compresa la terza dose, viene automaticamente sospeso da servizio e stipendio e deve riconsegnare tutto: arma, distintivo e manette.

Era evidente, a tutti quelli che hanno deciso di conservare un minimo di buonsenso e capacità cognitiva, che i decisori hanno inserito il pilota automatico e che proseguono nella loro folle corsa verso il baratro come ubriachi, perfino in presenza del ravvedimento di qualche autorità tecnica, come nel caso del direttore dell’Oms riguardante alla vaccinazione dei bambini. O in preda a un delirio da “strafatti” che, appunto, “strafanno” oltre ogni ragionevole limite per conquistarsi la più vergognosa delle leadership, quella della repressione, della discriminazione, della cancellazione dei diritti,  perfino davanti al malumore dell’Europa, come è successo con le imposizioni per chi entra in Italia o per il tampone obbligatorio anche per chi è già immunizzato.

E’ stata la vicepresidente della Commissione Vera Jourova a motivare il disappunto dei mandanti sorpassati dal boia delle libertà costituzionali: «Quando gli Stati membri introducono condizioni aggiuntive al green pass o rendono le condizioni più severe, la stretta deve essere giustificata sulla base della situazione reale. Le decisioni individuali degli Stati membri riducono la fiducia delle persone sul fatto che ci siano condizioni uguali ovunque in Europa».

E vedi mai che si susciti il sospetto che l’entità sovranazionale che ci ha espropriati di poteri e competenze applichi criteri disomogenei al suo interno, selezionando i meritevoli di rispetto e autonomia decisionale. Il fatto è che irrazionalità combinata con interessi opachi e forgiata dai paradigmi dell’ipocrisia come sistema di governo dovrebbe produrre un danno insanabile per la reputazione del ceto dirigente. E difatti “L’Italia si giustifichi, tuona la Commissione, quando gli Stati membri rendono le norme più severe, la scelta va motivata sulla base della situazione reale”.

E invece pare che la “maggioranza” degli italiani alle soglie del terzo buco, in preda a un indifferente fatalismo che fa indulgere alla totale sottomissione, non voglia accorgersi che questi obblighi imposti surrettiziamente, altrettanto surrettiziamente vengono svuotati o aggirati e che la soluzione offerta sia quella della commedia delle parti, con il signore che fa la voce grossa e gli arlecchini che vengono autorizzati a ingannarlo.

Così chi teme che venga impugnato il lasciapassare, perché ha perso i punti del patentino tante volte equiparato, si sottrarrà al tampone anche se lamenta indubitabili malesseri o scommetterà sull’impossibilità di effettuare i controlli per non rispettare le insensate quarantene, provocando l’ineluttabile scivolamento verso la pratica tutta italica di avvalersi di licenza, di approfittare di oblique e arbitrarie concessioni, di godere dell’eccesso di severità che quando è impraticabile autorizza la trasgressione.

C’è poco da sperare in un ravvedimento di tutti quelli che da mesi ridicolizzano i timori di Agamben, dileggiano le preoccupazioni di storici e filosofi – i pochi che sono andati oltre la lettura dei risvolti di copertina dei testi di Carl Schmitt, i veri negazionisti, insomma, che non ammettono di essere passati da una democrazia tormentata e incompleta a un vero e proprio regime autoritario legittimato da una sedicente emergenza che impone l’accezione, la sospensione delle regole, l’aggiramento del Parlamento.

Anche se adesso sono messi davanti a verità inoppugnabili: inefficacia dei vaccini, qualità repressiva e discriminatrice del green pass, totale concessione del potere decisionale ad autorità tecniche rappresentate da una selezione di sacerdoti della scienza in contraddizione gli uni con gli altri, che da mesi sfilano in passerella lontani da corsie, laboratori e ambulatori dettando le regole della demolizione della democrazia per aiutare l’instaurarsi di un assolutismo  tecnocratico arruffone, cialtrone e che vanta una virtuale onnipotenza dimostrando la totale impotenza a dare soluzioni concrete.

Se è vero che per complotto si intende «un’ipotesi che sostiene che un gruppo di individui agisca nell’ombra per raggiungere fini malevoli e illegali», allora potrebbe essere vero che questa oligarchia non abbia ordito una cospirazione per realizzare un ordine globale che cancelli stato sociale e stato di diritto, per favorire un’economia totalitaria in mano a una cerchia multinazionale e una selezione del capitale umano che premi chi si candida alla servitù. Perché la trama, la macchinazione si svolgono alla luce del sole e il gruppo ottiene un largo consenso tra chi pensa di salvarsi dalla soluzione finale con il totale assoggettamento alla prima delle condizioni, la medicalizzazione della sua esistenza, persuaso della bontà e veridicità della propaganda della paura.

In compenso tutti si richiamano alla “democrazia”, concepita ormai come dispotismo di una maggioranza numerica sia pure manipolata, e alla “libertà”, che si traduce in un recinto dove trovano protezione i capi di bestiame che aderiscono al pensiero unico imposto e cui potrebbero accedere, accolti benevolmente come il figliol prodigo, solo i redenti grazie alla folgorazione vaccinale con relativa conversione, molto apprezzata quando si incarna in novax immortalati in punto di morte intubati e punzecchiati che lanciano l’implorazione di sottoporsi all’iniezione salvifica ai renitenti.

Basterebbe questo a persuadere i più riottosi della qualità del regime vigente la cui neo costituzione è la decretazione d’emergenza per “la difesa del popolo e dello Stato” e il cui indiscusso sovrano è “Colui che decide sullo stato di eccezione”, come saprebbe chi ha anche solo sfogliato la “Teologia politica” di Carl Schmitt.

E difatti sarebbe ora di smettere di chiamare le condizioni coatte che ci hanno imposto come emergenza, se hanno sorpassato e aggirato  le regole giuridiche e democratiche e il Parlamento, mettendo il potere nelle mani di un soggetto che, una volta “consultate” autorità commissariali subordinate, si sente autorizzato a decidere e legiferare secondo procedure e disposizioni discrezionali, arbitrarie, dispotiche.

Il regime di apartheid che divide la collettività in un “noi” virtuoso e un “loro” egoista, ignorante e irresponsabile, può vigere perché quel “noi” obbediente e apparentemente monolitico accetta il divieto  di manifestare liberamente il proprio pensiero, concorda sull’impiego della pratica del confino per escludere dalla vita sociale i disobbedienti, chi non è uniformato, ammette come naturale e ragionevole l’asservimento dell’informazione, autorizza o indirettamente legittima il ricatto che trasforma il diritto al lavoro in una elargizione condizionata al conformarsi a comandi intimidatori.

Ma forse è giunto il momento nel quale il dubbio e la consapevolezza si insinuano in quel “noi” e forse si capirà che i “loro” sono collocati in alto sì, ma dove potremmo farli precipitare.

Anna Lombroso

ilsimplicissimus / Illustrazione di copertina: Shonagh Rae

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